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Questo libro uscito postumo nel 1917 per i tipi di Lattes, rivede oggi la
luce per la terza volta nelle edizioni Viglongo. Esso era già stato
incluso, nel 1969, nel corpo dell'Opera di Viriglio, due volomi in ristampa
anastatica, ma si tratto d'un'edizione in limitato numero di esemplari che
in breve volger di tempo andò esaurita. Venne ancora ristampato nel
1971 sempre reprint dell'edizione Lattes, alla quale rinnoviamo il nostro
cordiale ringraziamento per averci consentito la riproduzione fotografica
di tutta l'opera virigliana da essa a suo tempo pubblicata.
La copertina riproduce una fotografia di fine ottocento che è stata
scelta per vari motivi.
Prima di tutto perchè è una bella fotografia: l'impasto del
colore di fondo sul quale la patina del tempo si è depositata accresce,si
può dire, il fascino di questa patetica immagine che simboleggia
così bene un mondo arcaico che suscita tenerezza e malinconia. C'è
in essa un carico sottinteso di profonda nostalgia di cose ormai tramontate
che ci pare corrisponda all'essenza del libro di Viriglio. E le rughe che
increspano lo sguardo lievemente malizioso della vecchia che fila richiamano
l'antichissima allegoria dell'inesorabile scorrere del tempo: le Parche
filanti gli stami delle vite umane.
Poi perché raramente,le vecchie fotografie riproducono scene rurali così
rifinite nei particolari: pare infatti una fotografia artefatta tant'è compiuta,
e invece è vera. La filatrice, protesa verso la cocca del fuso ma appoggiata
saldamente allo schienale scolpito dello sgabello che ha a lato, posto sul
pavimento cosparso di paglia, lo scaldino con la brace, un piede sulla panchetta
per non stancare le gambe e per dare appoggio al braccio che tiene la rocca,
ben attrezzata per ripararsi dal freddo, corpetto e scialle frangiato in
testa, è ripresa in una posa naturale, nell'antico gesto femminile del filare,
mentre sta avvolgendo il filo sul fuso che l'altra mano ha raccolto nella
conocchia.
E infine, questa irnmagine ci è particolarmente cara perché è personaggio
di casa tratto dall'album di famiglia. Essa raffigura la nonna materna di
Andrea Viglongo, Arcangela Banco che, sposando Andrea Dattrino in Asigliano,
nel Vercellese, diede alla luce il 29 febbraio 1970 Antonia, appunto la
madre di Andrea.
Nelle famiglie povere d'un tempo si andava dal fotografo per matrimoni e
nozze d'oro, i maschi allorché dovevano partire per la leva. Le famiglie
ricche e altolocate si pavoneggiavano in abiti sgargianti e pose sofisticate.
Arcangela Banco in Dattrino, di famiglia povera della brumale terra d'Asigliano,
esibisce gli strumenti del suo lavoro e se stessa nel suo vivere quotidiano
con dignitosa fierezza, e il nobile gesto delle sue mani ha un che di gentilizio,
di garbata compitezza che conferisce alla sua figura alto decoro e uno stile
di vita: l'inimitabile e garbato stile di vita tutto piemontese che ritroviamo
al termine del libro nella sobria preghiera in dialetto "S'av pias, così
sia".
dalla presentazione di
GIOVANNA SPAGARINO |
INDICE
ALBERTO VIRIGLIO, AMOROSO RACCOGLITORE DEL FOLCLORE PIEMONTESE,
di Giovanna Spagarino Viglongo
PREFAZIONE alla prima edizione di Giuseppe Deabate
VOCI E COSE DEL VECCHIO PIEMONTE
Pregiudizi. Leggende. Presagi.
Analisi del vocativo. L'anima delle parole.
Il trionfo del sinonimo.
Calendario di famiglia.
Vocativi smarriti.
La scienza del cielo.
Botanica.
Medicina popolare.
Zoologia.
Balli.
Canzoni.
Dalla culla alla scuola. Casa birichinoira.
La via e la casa.
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Alberto Viriglio
VOCI E COSE DEL VECCHIO PIEMONTE
editore VIGLONGO
edizione 1992
pagine 319
formato 17,5x24
tempo medio evasione ordine a richiesta
24.00 €
24 €
ISBN : 88-7235-046-8
EAN :
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