| ITALIA 360° |
Un volume unico e imperdibile per scoprire tutte le meraviglie del "Bel Paese" in 120 splendide immagini a colori. Uno straordinario viaggio vi accompagnerà nella visita delle più belle regioni e città italiane, senza tralasciare i numerosi tesori artistici e i paesaggi più suggestivi. |
Esiste
un Paese che non so quanti conoscano. Di coloro che vi abitano, temo, pochi;
degli stranieri, che pure tanto l’apprezzano, pochissimi. Nutritomi
di Hesse, Kerouac e Ginsberg – avidamente letti sottobanco ai tempi
del liceo – e dunque infatuatomi appena maggiorenne dell’idea
del «viaggio» come suprema esperienza formativa, mi feci anch’io
«vagabondo del Dharma» non appena possibile e presi a percorrere
itinerari che mi portassero verso orizzonti sempre nuovi e mutevoli. Ho
avuto il privilegio di visitare molte nazioni, il mio spirito si è
arricchito di panorami, immagini, incontri e conoscenza, e di alcuni di
questi miei viaggi ho scritto in articoli e libri. Eppure, tutto questo
viaggiare, camminare, arrampicare, ha fatto sì che io scoprissi relativamente
tardi di appartenere alla mia terra natale. Solo gli anni della maturità
- caso mai questo abusato termine abbia un significato e una collocazione
temporale che non sia aleatoria nel cammino di un uomo - mi hanno fatto
arrivare alle mie radici monferrine, attraverso una peregrinazione casuale
tra quelle mille colline, così vicine a casa eppure così sconosciute.
È vedendo quelle colline, quei rivi, quei valloni ombrosi, quei casolari,
quelle chiesette romaniche perse nell'albore di una storia remotissima,
che ho capito come il Monferrato fosse roba mia, provincia segreta e seminconscia
della mia anima. Da questa scoperta ne è scaturita un'altra, ancora più sorprendente e ricca di conseguenze. Un magnifico pomeriggio di primavera, guardandomi attorno dall’alto di uno dei bricchi più alti, lo sguardo prese ad accarezzare il profilo di Villadeati, delizioso paesino arroccato su un poggio poco distante, per poi spingersi verso la pianura vercellese intrisa di risaie, risalire lungo i possenti fianchi del Monte Rosa, quindi piegare prima verso ovest e l’aguzza piramide del Monviso, poi verso est e verso sud, indugiando nella catalogazione di particolari sempre più minuti e lontani. Quel giorno – un giorno dall’atmosfera mentale particolarmente tersa e lucida, senza dubbio, di quelli benedetti da una visibilità illimitata – vidi le dentellate montagne del lecchese e, appena più in là, le Dolomiti e il Carso. Osservai le valli di Comacchio e i calanchi dell’Appennino bolognese, i campi ben pettinati delle colline toscane e i dolci litorali maremmani. Più in là si distinguevano il Gran Sasso e i Monti Sibillini e le paludi costiere del Circeo. Aguzzando ancor più la vista potevo scorgere le spiagge sarde e i rilievi della Gallura, la costa del Gargano ricca di grotte e archi naturali, l’ubertosa piana di Paestum, le solitudini selvagge e le gole rocciose della Maiella e la valle dell’Amendolea, nella zona aspromontana della Calabria. Ancora oltre si stagliava nitida l’imperiosa massa fumante dell’Etna, contornata da Stromboli e Vulcano, e poi, prossime quasi a scomparire sull’estrema lunatura dell’orizzonte, Lampedusa e Pantelleria, la cui terra salmastra ci regala un vino passito d’incommensurabile bontà. Oltre a tutto questo vidi città e metropoli, villaggi, paesi e borgate che rivaleggiavano senza neppure scomporsi con qualsiasi centro smisurato o piccino che io avessi incontrato in tutti i miei girovagare in terre straniere. E cattedrali, palazzi, regge, castelli, ponti, pievi, monasteri, monumenti di arrogante grandiosità o commovente, intima, riservata bellezza. Uno su tutti, soggettivo ideale utile a mo' di semplicistica esemplificazione: la Cattedrale di Trani, candida, metafisica, perfetta, come isolata nel tempo e nello spazio e pure così intrinsecamente umana, fruibile, «spirituale». In definitiva, quel giorno scoprii l’Italia e fui colto da un prurito, una smania, una febbre che non provavo più da tempo. Quanto mi sarebbe occorso per poterla conoscere davvero, quanta strada, quanti sentieri avrei dovuto percorrere e quanti incontri ancora avrei fatto? In effetti mi sento più tranquillo, ora, conscio che il percorso sarà pressoché infinito e che mi potrò crogiolare ogni qual volta lo vorrò, sempre satollo, gli occhi e il cuore e la mente sazi di immagini e sensazioni. [..] |
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